Bacharach (il mito), Karima (‘mazza che voce)

Karima è uno di quei rari prodotti positivi di “Amici”. Bellissima voce, estremamente curata, di certo è una privilegiata a essere stata scelta da Burt Bacharach ma se lo merita. Ha aperto lei ieri a Roma il concerto del mito americano, una mezz’ora di musica con quattro o cinque pezzi piuttosto mediocri che puntano tutto sulla voce, scritti proprio con la consapevolezza che l’interprete li saprà valorizzare. Ma la chiusura è emozionante: Karima regala una splendida e commovente versione di You are not alone di Michael Jackson.

Quando entra Bacharach si fa un po’ fatica a credere che quell’omino sorridente abbia più di 80 anni. Ha un’aria giovanile – molto meglio di quella costruita di Baglioni -, indossa la sua solita giacca con bottoni dorati, la solita camicia bianca, soliti jeans e scarpe da ginnastica (credo New Balance). Appena siede al piano si intravede subito il mitico calzino bianco, della serie: non so cosa sia lo stile ma io ne ho uno. Bacharah canta poco ormai, anche se ha una bella voce roca che ricorda un po’ quella di Clint Eastwood; si serve piuttosto di tre ottimi cantanti, due solari donne dal sorriso contagioso, una con una voce più acuta e l’altra più profonda, e un maschietto, anche lui bravo. Dire che è stato un concerto stupendo sarebbe sufficiente a congedarci qui.  Ma la vera sfida per chi ha assistito alla serata è cercare di capire se davvero Bacharach abbia trascurato qualche suo pezzo noto. Cioè è sembrato che, pur dovendo ricorrere spesso a dei medley con versioni abbreviate di brani mitici, abbia eseguito davvero tutto il suo repertorio conosciuto. La sensazione che personalmente ho provato ieri è stata che non si arrivasse mai al pezzo sconosciuto. Veniva da pensare: beh, ora che ha suonato tutto ciò che conosciamo, farà qualcosa di diverso. E invece no, eccolo che riparte snocciolando un’altra serie di incantevoli pezzi facendo esclamare: ma certo, c’è anche questo capolavoro! Questo significa due cose: o che conosciamo tutte le canzoni Bacharach, o che le sue canzoni sono così belle e note che è impossibile non conoscerle. Per questo ieri mi sono definitivamente convinto che assieme a Gershwin e Kurt Weill, Bacharch sia stato il più grande autore di canzoni dell’epoca contemporanea. 

Basta aspettare poco e tra un po’ inizieremo a dire lo stesso di Elton John e Paul McCartney…

2 Risposte

  1. Ciao Federico, leggendo questo post mi sono chiesto se per caso tu abbia assistito allo spettacolo nella mia città, Matera (considerando che Baglioni, da te citato, aveva suonato pochi giorni prima).
    Sono giunto casualmente sul tuo blog, ed è stata una bella sorpresa: complimenti! Stavo cercando qualcosa di simile a quello che faccio io: anch’io sono un giornalista musicale/blogger, ma fino ad oggi non ho trovato molti blog di categoria di una certa qualità. Il tuo, invece, è molto curato, e d’ora in poi lo seguirò regolarmente.
    Magari, teniamoci in contatto.
    Ciao!

    Filippo Caggiani

    • grazie.
      leggo che hai fatto una tesi quello che è un mio vecchio pallino: il rapporto tra parole e musica. Parliamone. Io ancora penso ogni tanto di scrivere qualcosa di importante sull’argomento…

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