La mente, la musica

L’estrema forza della visione, che fa apparire il senso della vista come principale – e persino sufficiente – veicolo di conoscenza, ci mette spesso nelle condizioni di non saper dare valore alle altre modalità di percezione. Anche sulla questione dei neuroni specchio, il dato scontato è stato finora che ci fosse una attività visiva a garantire l’attivazione del sistema imitativo. Invece è necessario ricercare la possibilità che il sistema a specchio funzioni anche indipendentemente dalla vista. Pietro Pietrini, professore di Biochimica all’università di Pisa, da qualche tempo sta conducendo questo studio: «Si è notato che esistono neuroni che si attivano anche se l’individuo assista parzialmente a un’azione, e addirittura se ne ascolta solo i suoni. Se sento versare dell’acqua, posso cioè riprodurre il versare l’acqua». Ma ciò accade poiché comunque ho visto, conosciuto, in passato l’azione del versare l’acqua; allora quanto i sistemi specchio sono dipendenti dall’esperienza visiva? «Sono slegati, proprio per questo abbiamo studiato soggetti ciechi dalla nascita che per forza di cose non hanno mai avuto esperienze visive. Nei ciechi congeniti c’è una attivazione del sistema specchio uditivo perfettamente parallelo a quello visivo. Il cervello del cieco è molto simile in realtà a quello del vedente in termini di risposta neuronale». Cosa succede cioè nel nostro cervello quando conosciamo le cose? «C’è una specificità di risposta della corteccia per ogni cosa che incontriamo. C’è una particolarità di categorie tale da poter predire guardando le risposte neuronali, cosa l’individuo sta percependo. E ciò vale per gli altri sensi come per esempio il tatto: toccando le cose si attiva sia la corteccia somatosensoriale sia quella visiva associativa. Stesso discorso anche per l’udito, poiché basta aver appreso l’azione per via sonora e non visiva». Del resto se i neuroni specchio vengono rappresentati come lo strumento attraverso cui entriamo in empatia con gli altri, è chiaro che non possono non essere presenti in chi non ha mai visto.

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Pietrini, a San Gemini per il ciclo di incontri di neuromusicologia intitolato Musical…Mente, ha spiegato in che modo il tema dei neuroni specchio possa entrare nella questione della trasmissione emozionale in musica. Tutto sembra risolversi nel riconoscimento: «Per produrre e apprezzare la musica ci sono tutta una serie di atti motorî attraverso cui il suono viene prodotto. C’è una forte connessione con le rappresentazioni motorie. Dunque il sistema specchio verrebbe attivato attraverso una risposta che noi abbiamo come corpo nell’ascoltare o suonare. Nella musica anche le espressioni o le posture possono influire nella percezione musicale, attraverso proprio il sistema specchio. I neuroni specchio ci permettono di vivere ciò a cui assistiamo». Qui però sembrerebbe tornare la primazia dell’aspetto visivo. Forse invece, contrastando con Stravinskij secondo il quale per apprezzarla nella sua pienezza la musica andrebbe ascoltata a occhi ben aperti, è proprio nel chiudere le palpebre che si attivano i neuroni specchio di quella immedesimazione totale che la distrazione spesso nelle sale da concerto ci impedisce.

Una Risposta

  1. Sono molto interessata all’argomento e desidererei conoscere studi e ricerche scientifiche in tal senso.
    cordiali saluti
    A.S.

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