Il tempo di Woodstock (recensione tragicomica)

Assante e Castaldo sono, per dirla con Spinoza, due attributi della stessa sostanza. Sono pensiero ed estensione, due linguaggi per dire la stessa cosa (e cioè un inoppugnabile punto di vista). Semmai il problema è stabilire chi è pensiero e chi estensione… Facciamo così: siccome Castaldo è più alto di una spanna rispetto ad Assante, lo chiameremo – appunto – estensione. Essendoci tra i due estremo parallelismo li considerò come un unico ente: Assante&Castaldo. Vige allora la terza persona singolare.

Assante&Castaldo ha scritto un libro. Un altro. E da buon giornalista quale è, cattura il lettore fin dalle prime righe, facendogli credere che esista da qualche parte nel mondo (a Bethel per la precisione) uno psicanalista davvero economico: “Un biglietto d’entrata nella memoria costa solo 13 dollari”. La magagna è svelata però appena dopo quando si capisce che quello è il prezzo per accedere al Woodstock Museum. E giù con una serie di pippe mentali, capolini nella cultura americana dei ’60, snocciolando categorie alternative: Controcultura, Movimento, Hippy, Yippie, Vietnam, Droga, Giovani, Altre Americhe (sicut Mater et Magistra Pivano). Il tutto nell’ostinato tentativo di dimostrare che il festivalone in questione non sia stato un puro accidente, bensì il risultato, un fuoco d’artificio finale, di una festa rivoluzionaria che addirittura avrebbe matrice nell’assassinio Kennedy; i tempi stanno cambiando, diceva Dylan, con chiaro riferimento a una sensazione: riservare la stessa sorte a un uomo di colore come Luther King sarebbe stato un segnale di uguaglianza razziale. E così fu; gli assassini – come i ladri e come gli hippies – sono dei qualunquisti: bianchi e neri, tutti uguali. Agli americani Eddy Murphy, a noi Alberto Sordi. Meritatissimi.

Droga. Per l’autore, la questione ha meritato un capitolo a parte. Non se ne capisce il perché visto che è stata evidentemente da lui assunta per tutto il periodo della stesura del libro. “Diventa un codice di appartenenza […] Ad usarne la logica, l’ispirazione, la penetrante allegoria, non erano solo i consumatori militanti”; l’ha scritto lui.

1969. Un anno formidabile.          Aporia 1. Ovvio, è solo un caso che siano successe tutte (che non sono le tutte possibili) le cose elencate da Assante&Castaldo. Eppure le menti si spremono per rintracciare il perché. Non se ne esce.          Aliter 1. Ma si potrebbe anche pensare che, giacché ci si trovava alla fine del decennio, si avesse soltanto un anno di tempo per far succedere tutto ciò che si poteva proprio in quel ’69: stragi, morti di miti, dischi storici, concertoni gratuiti – raduni tipo facebook. Insomma sbrighiamoci, prima di imboccare il 1970.

Su e giù… dal palco. Il romanzo del concerto è un caleidoscopio di personaggi, mirabilmente elencati in poche pagine. Sono lo stesso numero di quelli di Guerra e Pace, solo che Laterza sapeva di non avere a che fare con Tolstoj. Sono storie di uomini e donne che non avevano nulla da fare nella vita, persone annoiate, che si sono fatti una gita a Woodstock; c’era pure il noto batterista Beppe Grillo, lì col nome d’arte di Gary Hirsh, che ha deciso di mandare a fare in culo tutti.           Voglio scendere. E il povero Richie Havens, che quando gli hanno detto “inventati qualcosa e resta sul palco” avrà pensato: “ma chi me l’ha fatto fare! Però sono pronto, ora faccio come Jarrett, faccio credere che sto improvvisando tutto, invece ho già pensato che se canto soltanto e in continuazione freedom, poi un giorno ci scrivono un libro su”.

C’era molta gente seduta per terra; incurante delle malattie. La terra.

Qualcuno prendeva gli acidi marroni. Infatti Assante&Castaldo parlano di “fattaccio” solo perché un prete è salito sul palco e ha fatto incazzare Pete Townshend (che se c’è una cosa che fa innervosire Pete è quando lo interrompono mentre fa il mulinello).

Joe Cocker è (stato) un genio.

E alla fine arriva Jimi. Che era mancino, e quindi discriminato (era pure nero, ma essere sinistrorsi era ben più grave all’epoca). Così giunse la mattina del quarto giorno, spezzando le catene, non prima di aver truffato dietro le quinte Red Ronnie vendendogli la chitarra bruciata due anni prima a Monterey.

“Il bilancio finale fu assolutamente positivo: ci furono 5162 interventi medici”…. Roba che manco a E.R.

La pace non paga. “Dal punto di vista economico il festival fu un clamoroso fiasco”. In realtà Red Ronnie, accortosi dell’inganno hendrixiano, rubò tutto l’incasso del festival.

Aporia 2. Molte pagine seguono con tristi riflessioni sul fatto che il bel mondo sia finito all’alba degli anni ’70. E cioè con Woodstock.            Aliter 2. È chiaro che è un falso, Woodstock come festival non è mai esistito. Nel testo c’è pure la storia del film, ma non si legge da nessuna parte che si trattava in effetti di una fiction girata da Kubrick come latoB del film dello sbarco sulla luna.

La copertina riporta il simbolo del festival: “augellino su manico di chitarra”. Tanto l’uccello in questione è lo stesso della discoteca laziale, che poi è quello di Twitter, nonché il passerotto di Baglioni, presumibilmente piccione di Povia ecc…

9788842089964g

Dimenticavo: Assante&Castaldo è il mio artista preferito. Sacrificherò lo scatto della statua del Maderno raffigurante Santa Cecilia che ho in camera, per sostituirlo con una foto che ritragga la star a dimensioni innaturali.

Con stima,

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