Il violino di Stefano Montanari

Stefano Montanari, in concerto a Torino il 22 e il 24 novembre con un programma vivaldiano che alterna opere notissime a pagine meno frequentate, ha collezionato durante una lunga carriera – a dispetto di un’età piuttosto giovane – diverse esperienze come violinista (è primo violino dell’ensemble Accademia Bizantina) e come direttore d’orchestra, mettendo mano al repertorio classico e contemporaneo, specializzandosi infine in quello barocco italiano.

Ma c’è qualcosa che vuole ancora fare?

Non mi pongo mai obiettivi a lungo termine, molte cose sono arrivate casualmente. Certo vorrei suonare un repertorio che ormai non faccio più (come il Concerto di Mendelssohn). Ultimamente non riesco a spingermi oltre Haydn e Mozart. Per come la penso io, rivedrei però dal punto di vista interpretativo anche il repertorio classico. La filologia si deve occupare di tutto e quindi anche il repertorio classico-romantico. Vorrei fare per esempio una lettura filologica del repertorio verdiano.

Con rapporto ha con la musica d’oggi?

Ne ho avuto uno stretto fino a un po’ di tempo fa. Non l’ho più frequentata poiché andava approfondita e non avevo tempo di coltivarla come avrei voluto. Penso che si debba fare un po’ attenzione, negli ultimi anni il discorso sulla musica contemporanea si è impantanato. Se fossi un compositore oggi ricercherei più, mi sembra che ci si sia fermati rispetto all’esplorazione dei linguaggi, non vedo più la spinta verso il diverso. Se la musica colta vuole avere una chance di sopravvivere deve andare in una direzione in cui il linguaggio sia ricercato ma non di nicchia.

Lei sta scrivendo un Metodo per violino barocco. Di che si tratta?

L’ho pensato per i miei allievi, come supporto testuale alle lezioni che facevo. Pensavo fosse più semplice; il problema è di ordine pratico, non sta nel spiegare le tecniche, ma nell’impostazione generale, poiché deve essere chiaro e indirizzato a tutti i violinisti, in particolare poi a chi si specializza nel repertorio barocco. Non è giusto parlare di tecnica del violino barocco e tecnica del violino moderno. Il violino è un violino, semmai questo trattato sfata falsi miti come quello secondo cui per esempio il violinista barocco non vibri mai. Sono cambiate le mode, ma il vibrato esiste da sempre. L’ho impostato più che come metodo, come una sorta di saggio, di unica lezione.

In cosa si somigliano e in cosa si differenziano i pezzi in programma?

La Sinfonia dell’Olimpiade ha un primo movimento spettacolare, di impatto; il secondo, in particolare, è un largo molto interessante dal punto di vista melodico e ritmico. Il Concerto per violino in Sib è piuttosto raro, è molto teatrale poiché sembra una messa insieme di scene di un’opera: ogni intervento del violino ha un carattere e una scrittura determinati e tutti slegati l’un l’altro. Il Concerto per quattro violini mi permette di non essere l’unico protagonista e valorizzare gli elementi dell’orchestra, che davvero se lo meritano. Le Quattro stagioni non sono concerti normali, si tratta di un’opera molto complessa, in cui i particolari sono intoccabili. Basta modificare qualcosa, il tempo con cui si affronta un momento musicale, e cambia tutto il carattere della stagione.

Con la musica antica in Italia siamo poi messi così male?

Anche se i gruppi italiani sono i più apprezzati al mondo per un certo repertorio (quello italiano barocco in particolare) in Italia hanno vita difficile. Più che altro non c’è continuità, progettualità: c’è un momento in cui si lavora tanto e bene e poi improvvisamente, magari perché cambia il contesto politico, tutto si ferma. C’è un metodo di lavorare un po’ provinciale, si prendono contatti col singolo anziché con le agenzie che possono organizzarti una tournée. Nel nostro Paese purtroppo vale ancora il contatto, l’amicizia, la trattativa privata, e questo può rendere le cose molto difficili.

stefano_montanari_02_cremona2009

* Questa intervista è “l’alternate take” di quella più stringata apparsa su Sistema Musica che punta l’attenzione sull’interpretazione assolutamente particolare – invero un po’ destabilizzante – che Montanari fa delle Quattro Stagioni.

There are no comments on this post.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: