Scortesia scaligera

Ma perché alla Scala se la tirano tanto?

Perché sono scortesi e supponenti con i loro “clienti”, e cioé il pubblico che fa sopravvivere un’istituzione storica ma che non riesce a non essere vetusta? Sento spesso testimonianze di chi fin dalla biglietteria è accolto in maniera acida, repellente. Definire i guardiani del teatro milanese “antipatici” è forse troppo poco.

Siete mai stati per esempio a uno degli interessanti cicli di incontri denominati “Prima della prima”? Si tratta di conferenze a ingresso gratuito tenuti da musicologi e studiosi noti che introducono il pubblico al capolavoro in cartellone in quei giorni. Ingresso gratuito, fino a esaurimento posti; non che dopo si paghi, dopo semplicemente non è assicurato il posto a sedere. Esperienza (e la Scala ne ha) insegna che a un evento gratuito la partecipazione è sempre massiccia. Va previsto dunque un esubero di “clienti” che – sempre l’esperienza insegna – nel caso della lirica hanno una certa età. Sicché a ogni incontro la sala – che non è il teatro bensì il Ridotto dei Palchi, dunque con un numero di sedute limitatissimo – si riempie e in molti (pur arrivando 40 minuti prima dell’inizio, come è capitato a me) non possono sedersi. Molti ottuagenari non riescono a starsene in piedi per quasi due ore a sentire un pur interessante oratore parlare di Verdi o Rossini ed è normale che chiedano al personale di sala di potersi accomodare in qualche dove o di poter aggiungere una sedia alla fila precostituita. “Non sia mai! Il numero dei posti è limitato! E se aggiungo una sedia in più poi mi rovina l’estetica della platea!” Risposte aggressive e irridenti di giovani donne incaricate di “accogliere” i “clienti”. Ma cosa sono quelle due file di sedie con su scritto “riservato”? “Forse lì ci si può sedere”, osserva un’anziana signora. “No! Per carità! Quelle sono riservate agli Amici della Scala”. Dunque pagatori, mecenati, gente dei primi del XIX secolo (le signore sono spesso orrendamente dipinte) che con i soldi ha comprato pure la salvezza dei propri reni. “Signora, non c’è posto, non sia assillante. No signora lì non si può sedere. No, che fa? dove va? Signora ci sono delle regole!”. Regole sempre, buon senso mai. Come manterranno quelli della Scala i propri “clienti” e come ne conquisteranno di nuovi se non si rendono conto che stanno affondando insieme alla loro élite?

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