Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, ti odio

Il ricatto è  semplice: “Giacché presso di Noi, Biblioteca Nazionale Centrale, trovate tutto ciò che altrove non potete rintracciare, vi conviene sottostare alle nostre regole medioevali e alla nostra pachidermica burocrazia da ufficio postale. Se volete leggere”. Dotato di un agghiacciante meccanismo di consultazione e prestito, il più importante centro pubblico di lettura romano sembra fare di tutto per allontanare i propri visitatori: divieti a destra e a manca, orari dei servizi estremamente striminziti (e che spesso cambiano senza preavviso), possibilità di ottenere un testo quasi nulla a fronte della quantità di volumi disponibili… E una serie di ordini da aeroporto all’indomani di un attentato. Fare tessera con foto – ja! Posare zaini, borse, ombrelli, libri (sic!), carte, dispositivi audio-video, gelati, corde per impiccagione negli appositi armadietti – ja! Entrare passando per brunettiani tornelli previa strisciata di tessera sotto lo sguardo scrutatore dei mesti guardiani in età post pensionabile – ja! Accedere alle sale prenotando un posto tramite i terminali che obbediscono a occulte leggi informatiche sicché ci vuole un corso per capire come effettuare una richiesta – ja! Provare a chiedere un aiuto col rischio di venire aggrediti e presi per deficienti – ja! Tirare un sospiro di sollievo dopo aver capito che a essere deficiente è qualcun altro – ja! Rendersi conto che bisogna aspettare mezzora, ma anche un’ora (e perché non due?) affinché i libri (non più di tre) vengano riesumati dai sotterranei – ja! Comprendere, sempre troppo tardi, che il libro che si vuole in prestito non può uscire dalla biblioteca perché: è troppo raro, è troppo nuovo, non è presente in duplice copia – ja! Tentare con le fotocopie, orribile alternativa a pagamento, per le quali ovviamente c’è bisogno dell’ennesima autorizzazione – ja!

Chi lavora alla Biblioteca Nazionale Centrale, e che il più delle volte invece di assistere controlla soltanto se si trasgredisce il regolamento, è spesso scortese e più di un caso allergico alla saponetta. Si salvano i più giovani, i volontari del servizio civile, che però – ovviamente – sono i primi a essere messi da parte quando c’è una riduzione del personale. Il problema è che invece rimangono gli assistiti dei suddetti volontari: possibile che ad abitare le biblioteche sia sempre personale subdotato?

Infine c’è un servigio fotocopie infame e, anch’esso, ricattatorio. Col bigliettino numerato come dal fornaio (l’esempio dell’ufficio postale è già stato utilizzato ed è fin troppo nobile), si attende di poter presentare la sola richiesta. Poi bisogna aspettare ovviamente che il compito venga effettuato. Nel frattempo non si sa cosa fare, visto che il libro è a fotocopiare e nella biblioteca – come detto – non è stato permesso portare personali testi da fuori. E non si provi lasciare l’area d’attesa, si potrebbe perdere irrimediabilmente il turno. Una volta prese in mano le proprie fotocopie, tutte sbilenche e mal centrate, ecco il conto: pure salato! Usciti da questo inferno si ha sempre con la convinzione che non ci sarà un’altra volta.

Si salvi chi può dunque, nel vero senso dell’espressione. Cioè se riuscite a trovare ciò che cercate fuori da lì, optate per le biblioteche laterali. Il servizio è migliore, la consultazione e il prestito sono più semplici (quelle comunali in tal senso sono ottime). E poi se proprio il libro è così importante da non potervi rinunciare, provate a comprarlo on-line. Se è raro è certamente più costoso, ma magari così facendo potrete realizzare voi una piccola biblioteca personale – certo non concorrenziale – ma ad accesso libero e sempre aperta per chi volete. Anche nei giorni di festa.


* Ripubblicazione integrale del pezzo, mondato delle parti ritenute evidentemente dalla redazione più offensive, apparso qui

4 Risposte

  1. Ah, per non parlare dei frustrati assistenti di sala – inavvicinabili – che invece di prestare la dovuta attenzione o assistenza, se ne stanno a leggere con i lori occhiali doppi e i capelli sudici (che siano loro i veri topi di biblioteca??) e si limitano a farti gelare il sangue con un agghiacciante quanto scortese “Dica??!”ogni qual volta l’utente, un po’ disorientato, si aggira nei pressi di qualche “reparto proibito”..(manco fosse la biblioteca de “Il nome della Rosa”)

  2. L’unica cosa offensiva che ho letto (ovviamente non censurata nemmeno nella ripubblicazione sull’altro sito) è la sequela di sadici “ja” a seguire ciascuna delle più o meno risibili prescrizioni che hai elencato. Avrei invece optato per qualche indolente espressione romanesca visto che, al contrario, in Germania le biblioteche funzionano egregiamente.

    • “ja” è la risposta che diamo (interiormente) noi utenti nel constatare la completa assenza di elasticità di quei burocrati cretini; che saranno pure indolenti ma – esattamente come gli imputati nazisti che interrogati nei processi dicevano “abbiamo solo eseguito gli ordini” – impongono regole che non sanno spiegare e di cui ignorano l’origine e il perché.

  3. Sono dottorando di ricerca a Milano dunque ,fatalmente, forzato frequentatore delle biblioteche della città. Pur essendo numerose e spesso molto ben fornite quello che infastidisce, già alla prima visita, è effettivamente l’ottusità dei sistemi di accesso e soprattutto l’impietosa scortesia, ma diremmo anche incompetenza e ristrettezza mentale, del personale, immancabilmente lassista e arrogante al limite della cafoneria.Risultato? Allontanare irrimediabilmente l’ipotesi di un ritorno se non in caso di estrema necessità. Un gran male per l’anchilosata cultura di oggi e delle generazioni che verranno.

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