Un brutto concerto

Ieri, davvero. Da tanto non mi capitava di assistere a qualcosa di così indecente. Auditorium (sempre lui), Sala Sinopoli, la compagine Les Siècles propone una serie di brani del romanticismo francese. I nomi degli autori sono noti soltanto agli addetti ai lavori:  Daniel Auber, Henri-Benjamin Rabaud, Théodore Dubois, Ambroise Thomas… l’unica eccezione è Gabriel Fauré. Ebbene improvvisamente  ho capito perché certi autori, certe musiche, non passano alla storia. Tutte le composizioni erano di una bruttezza e di una banalità inaudite (e sarebbe stato meglio non sentirle mai); orchestra e pianista (Vanessa Wagner) assolutamente non in grado di catturare l’attenzione, ai limiti dilettantismo; il direttore Francois-Xavier Roth un esaltato con cravatta improponibile. Non hanno salvato neppure il buon Fauré. A metà concerto, giunto il momento della pausa, ho pensato di svignarmela. Eppure qualcosa, la mia inarrestabile curiosità forse, mi ha impedito di scappare e sono rimasto, con ottimismo, credendo nella seconda parte… che se vogliamo era peggio della prima. Allora cos’era la mia? Curiosità o paura di perdermi qualcosa? Perché non ho creduto nelle mie capacità valutative che mi avevano fatto capire fin da subito il basso livello della faccenda e che restare non avrebbe in alcun modo favorito il mio spirito?

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