pezzi che saltano

Se al vostro prossimo concerto vi capiterà di vedere che il musicista, mentre suona, ha gli occhi puntati su uno schermo luminoso, non allertatevi: non sta guardando la Tv. Semplicemente sta leggendo normalmente il suo spartito, ma in versione elettronica, in pdf sull’iPad. Lo ha fatto ieri sera, nel concerto di apertura del festival Incontri in terra di Siena, Vovka Ashkenazy, che suonava in coppia con il celebre papà Vladimir. La differenza più evidente nel confronto generazionale era proprio nel leggio dei due pianoforti: quello del padre, abitato da classici spartiti di carta, e quello del figlio con l’iPad in bella mostra. «Già usavo l’iPad per leggere articoli e libri – racconta Vovka -. Poi, facendo le mie trascrizioni con software musicali mi sono accorto che era inutile stamparle, bensì era meglio salvarle in pdf e portarle sull’iPad. Ecco così che ho ottenuto un risparmio di carta notevole e la possibilità di effettuare correzioni quando voglio senza dover ristampare ogni volta gli spartiti corretti». I vantaggi sono forse superflui, ma non trascurabili: «per esempio – continua il pianista – durante i concerti estivi all’aperto non c’è più il rischio che il vento si porti via i fogli; se incido un disco non devo più avere a che fare con il fastidioso rumore delle pagine sfogliate. E poi è più semplice anche per il volta pagine: gli basta un tocco, è più veloce, meno intrusivo, e ha meno possibilità di sbagliare. Infine c’è un lato estetico: la custodia dell’iPad è nera come il pianoforte, si mimetizza benissimo». Senza contare che la memoria di un iPad è più capiente di qualsiasi cartella, e può quindi contenere un repertorio che nessun musicista potrebbe portare normalmente con sé. Esistono ovviamente software in grado di girare le pagine automaticamente, in sincronia con il tempo dell’esecuzione e che manderebbero il volta pagine definitivamente in pensione ma «per iPad non ne conosco, so che ce ne sono per i normali computer». È una questione di tempo, certamente, e intanto però qualcuno ha già inventato un dispositivo bluetooth, un bottone da premere col piede, che fa scorrere le pagine sulla magica tavoletta: «Più che ai pianisti (che spesso suonano a memoria), questo sistema verrebbe incontro alle orchestre, che non fanno mai a meno dello spartito». Questo è un plausibile futuro e conviene allora, agli editori musicali, di iniziare a pensare di pubblicare le partiture direttamente in formato elettronico.

Una Risposta

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