il destino di radio classica

L’unica cosa bella di una vicenda normale e oggi purtroppo frequente, cioè la fine di un rapporto di lavoro, è che se riguarda la musica – o la cultura più in generale – diventa un affare eccezionale che coinvolge vivamente tante persone. Sono già in mille i sostenitori di Radio Classica, fondata nel 2001 dall’editore del gruppo Class Paolo Panerai, che hanno aderito su internet all’appello “Salviamo Radio Classica”. Ora, messa così, sembra che il network debba chiudere. In realtà è semplicemente accaduto che a partire dal 15 novembre tutte le trasmissioni musicali che prevedono i conduttori verranno soppresse per far posto a un nuovo palinsesto, sulla cui struttura per il momento nulla si sa. Ciò che ha avvilito i conduttori è la modalità con la quale questa decisione è stata comunicata: «Mercoledì scorso ci hanno convocato uno per volta – dice uno dei conduttori, che chiede l’anonimato – a dieci minuti dall’inizio dei rispettivi programmi dicendoci che quella sarebbe stata la nostra ultima trasmissione. Siamo rimasti di ghiaccio ma siamo riusciti a convincerli a restare fino al 15 novembre per utilizzare il tanto materiale già raccolto, tra interviste e registrazioni». L’editore Paolo Panerai è invece sorpreso di come una questione del tutto interna all’azienda sia diventata un fatto pubblico: «La direzione del personale ha solo comunicato a tre partite iva che il contratto non si sarebbe rinnovato automaticamente. Noi anzi rilanciamo: dopo undici anni abbiamo semplicemente deciso di rivedere il palinsesto, cosa normale per ogni emittente radiofonica. La radio non chiude affatto, quello che si legge su Facebook è falso e anzi diffamatorio, è la dimostrazione di quanto i social network, non  avendo controparti e intermediari, possano far apparire le cose del tutto diverse da come sono». Mentre l’editore ne fa una questione di lecito rinnovamento, forte di una ricerca svolta tra gli ascoltatori, i conduttori sono convinti che si tratti soltanto di tagli, visto che di sondaggi sull’audience non hanno traccia: «Già da qualche anno – sostiene il conduttore – Radio Classica era ritenuta un ramo secco all’interno del gruppo editoriale. Gli ascoltatori però si sono affezionati, speriamo che le adesioni raccolte in questi giorni siano il vero sondaggio».

Così, se anche la protesta dei conduttori si dovesse risolvere in nulla, almeno avrà fatto emergere la passione – che nel nostro Paese si vuol far apparire nascosta – per la musica.

2 Risposte

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