Quel che resta di Gould

Celebrare gli anniversari dei grandi personaggi fornisce spesso l’occasione di andare al di là dell’omaggio e di restituire al festeggiato la giusta dimensione. Glenn Gould, il geniale pianista canadese, di cui quest’anno ricorre l’anniversario doppio (ottanta anni dalla nascita, trenta dalla morte) ha tutti i connotati della personalità ancora da comprendere fino in fondo. Chi lo ha amato ha parlato di lui come il maggiore interprete bachiano mai esistito, quando – esagerando – non lo avesse definito il più grande pianista di sempre. Di contro, altri ne hanno messo in discussione non solo le doti interpretative ma hanno continuamente evidenziato come frettolosa la sua profezia della ‘fine’ della sala da concerto (Gould si ritirò presto dalle scene per sposare i media e la registrazione) e contestato l’eccessiva severità di alcuni suoi giudizi (celebri gli strali contro il minimalismo americano o certa canzone pop: «alla fine ciò che davvero resta dei Beatles sono tre accordi», diceva). Allora i concerti, le conferenze e le trasmissioni radiofoniche di questi giorni danno l’opportunità di riflettere meglio su quale sia stato il ruolo del pianista nella storia della musica e quale il suo lascito più importante. Punta interamente sul Gould comunicatore, per esempio, il programma di Carla di Lena “Radio Gould”, in onda su Radio Vaticana per tutto il mese di novembre. Gould fu infatti autore e conduttore di numerose trasmissioni radiofoniche e televisive (ripubblicate in Dvd da Sony proprio per l’anniversario) oltre ad aver lasciato pensieri sparsi in scritti e interviste, tutta un’eredità che contribuisce a orientarsi nel Gould-pensiero. Fa lo stesso l’intervista ‘possibile’ di Matteo Pagliari, autore del libro “Invenzione a due voci. Conversazione con Glenn Gould” (Albisani editore), un finto ma plausibile dialogo col pianista, svolto ora che il mito si è ‘freddato’.

Ma, a parole a parte, l’omaggio al pianista si esprime anche attraverso la musica con “Glenn Gould. L’estetica dell’assenza”, un festival che Santa Cecilia ha in programma dal 16 novembre al 2 dicembre. Oltre al repertorio classico (da Bach a Wagner) di cui Gould era specialista, interpretato nei concerti da Alexander Lonquich (il 16 e il 18), la rassegna darà la possibilità di ascoltare due composizioni dello stesso Gould, brani non consueti nei programmi concertistici: il Quartetto per archi op. 1 e  la Sonata per fagotto e pianoforte (il 2 dicembre). A corredo della musica, conferenze, lezioni, mostre e performance dal vivo, cercheranno di completare il quadro attorno alla figura eccentrica e per niente monolitica del pianista.

Infine, Sony ripubblica l’opera completa di Gould – che comprende le incisioni come le trasmissioni e i documentari, in Cd e Dvd rimasterizzati – arricchita da un cofanetto (“Bach Collection”, 38 cd e 6 dvd) delle sue registrazioni della sola opera bachiana.

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