Recensioni che saltano

Su Demetrio e Polibio, opera più che giovanile di un Rossini appena quindicenne, sarebbero da dire moltissime cose. Quella inevitabile è la sua doppia valenza di exemplum e prototipo: da un lato è la dimostrazione di una maturità compositiva da scolaro modello che ha assimilato Mozart, Cimarosa e Pergolesi; dall’altro è per invenzioni, orchestrazione e forma il preludio al grande operista che sarà.

La storia è un gioco di coppie e di doppi che Davide Livermore ha rappresentato attraverso dei “fantasmi”, fedeli replicanti gestuali dei protagonisti. La ripresa della regia è di Alessandra Premoli, accolta alla prima non proprio calorosamente (si è purtroppo presa i fischi rivolti a Livermore) da un pubblico che mugugna: “troppo moderno e incomprensibile”. In effetti l’idea, comunque ben condotta, non aiuta la comprensione di una storia la cui trama già di per sé non è banale. Per fortuna gli interpreti hanno compensato: brava la Pratt, bravissimo Yijie Shi.

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Demetrio e Polibio, Napoli, Teatrino di Corte di Palazzo Reale

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