Il suono della materia

Dovremmo aver imparato che il mondo suona interamente e in continuazione e che le nostre orecchie non sono abbastanza sensibili da poter sentire tutto soltanto per evitare l’assordamento. Estrapolare il suono dalla materia non è un proposito meramente artistico: vuole anche dimostrare che, in quanto viva, la materia suona anche se non percossa. Gli esperimenti di Luca Pietro Congedo, percussionista e studioso di elettronica, sono vòlti proprio ad ascoltare la materia e farne musica. Homoioméreia, il progetto che porterà alla prossima Biennale Musica di Venezia l’8 ottobre, è un’opera performance per apparati percussivi (Perscultronic) costruiti da lui stesso con materiali spesso diversi da quelli normalmente usati per gli strumenti a percussione, quali il grès, l’alluminio, il mylar: «è una ricerca sull’ascolto – dice Congedo -. Porto con me delle sonorità che sono parte della mia vita; indago quello che succede attorno». Gli apparati percussivi sono un organismo complesso, ricco di automazioni e protesi; in alcuni casi vengono suonati percuotendoli direttamente, in altri a distanza, attraverso un sistema informatico: «Muovo comunque gli automi attraverso i miei gesti, con interfaccia a sensori sul mio corpo che pilotano le automazioni. Le protesi sono battenti multipli che consentono risultati impossibili con due sole mani».

Congedo si distinse tempo fa per essere stato l’autore del Mechanical Drum, un tamburo automatico di oltre tre metri di altezza e con 12 braccia che riproduceva il tamburo meccanico di Leonardo, capace di gestire tutte le dinamiche possibili.

 

Mechanical Drum

Mechanical Drum

 

Ma, automi a parte, l’aspetto più interessante dello studio di Congedo è quello puramente sonoro: «la mia è una ricerca sulla primordialità della materia: studio i miei oggetti dal punto di vista molecolare e chimico, e attraverso le indagini micrologiche trovo delle voci nascoste della materia: poi utilizzo i ritmi molecolari della materia stessa per comporre». È la materia stessa che suggerirebbe il suo suono, dunque. Si tratta di una vera e propria archeologia ontologica: «faccio una ricerca con l’utilizzo di microfoni a contatto, estrapolando dei suoni non udibili a orecchio nudo; poi utilizzo questi per combinarli con altri. Per esempio il gres porcellanato ha nella sua composizione dell’alluminio e così combino i suoi suoni con strumenti in alluminio». Congedo quindi ascolta la materia passando dalla fisica alla metafisica: non nel senso di andare oltre la materia, ma di entrarci proprio dentro. Ciò che risalta è la prospettiva corporea, timbrica, e non astratta che guida l’indagine: «il timbro è da un lato materico, quindi strutturale, dato dall’oggetto; dall’altro è gestuale, creato dal movimento – e dal corpo – che percuote».

Piastrella gres

Piastrella gres

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* versione integrale dell’articolo apparso sul Sole24Ore del 21 luglio 2013 (p. 14)

Una Risposta

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