Cosa penso davvero della musica di Giulia Mazzoni

Normalmente non torno sugli articoli già pubblicati, se non per particolari approfondimenti. Ma in troppi mi hanno chiesto di rendere conto di una mia intervista a Giulia Mazzoni, apparsa sul repubblica.it un paio di giorni fa. C’è chi chiede perché la Repubblica dia spazio a musica del genere (e questo va chiesto al giornale, non a me) e chi invece domanda espressamente a me perché non mi sia pronunciato criticamente. A questo intendo rispondere. Vorrei premettere che – sebbene molti lo giudicheranno così – questo non è un pezzo “riparatorio”, bensì una cortese replica a chi mi ha interpellato chiedendomi un’opinione. Il mio intervento non può essere pertanto confuso con una excusatio non petita, visto che mi è stata fatta una vera e propria richiesta.

Dalla redazione mi hanno chiesto di intervistare la “nuova Allevi” al femminile. Ho spiegato che non mi sembrava il caso, che non vedevo il motivo di farlo. Ma mi hanno poi convinto che sarebbe stata l’occasione per fare alla fortunata malcapitata (l’ossimoro non è casuale) un’intervista come la si farebbe ad Allevi, cioè incalzando sull’effettivo valore delle sue composizioni. In più, da giornalisti non potevamo ignorare che il primo video Giulia Mazzoni avesse in pochi giorni totalizzato un altissimo numero di visualizzazioni su YouTube. Mi hanno chiesto pertanto di fare un’intervista provocatoria sì, ma “british”, cioè senza opinione. C’è da dire che Giulia Mazzoni, che non è certo stupida, è stata molto onesta e trasparente nelle risposte. Con umiltà, non si è certo paragonata a chissà quali genî della musica e ha semplicemente risposto che non saprebbe definire la sua musica in altro modo se non contemporanea. Bisogna ammettere che, dal punto di vista strettamente terminologico, non ha alcun torto. La sua musica è contemporanea come quella di qualsiasi musicante d’oggi: Penderecki come Jarrett, Morandi come Fabri Fibra… Il livello qualitativo è un’altra cosa. In più la sua musica è particolarmente – ahimè – contemporanea proprio perché è l’ennesimo risultato di un approccio minimale-pop alla composizione strumentale: quello che chiamo – all’inizio dell’intervista – “easy listening”. Una cosa di moda, di tendenza, quindi stracontemporanea. Chiunque prenda parole come queste per “messaggio promozionale” non ha capito granché. Eppure sono pochi quelli che –  nonostante il mio tentativo di obbedire e rimanere neutrale – sono riusciti a scorgere una, pur sottile, critica al genere nell’intervista. Qualcuno vuole che mi esprima chiaramente. Ebbene, eccomi qui.

Cosa penso dunque della musica della cara Giulia? Penso che sia musica inutile. Inutile nell’orizzonte musicale. Ovvero non ci sono, in tali composizioni, i prodromi di alcuno sviluppo futuro. Non c’è pensiero, solo sentimento. Questo significa che, se tale musica ha una qualche utilità, essa è appannaggio di chi trova in quelle note una dimensione emotiva da condividere. E certamente ha un profondo significato per l’autrice stessa. In questo senso quindi la musica di Giulia Mazzoni ha ragione d’esistere, anche se a me non piace, anche se con il suo disco non ci faccio niente.

Gia altre volte mi ero scagliato contro il “banalismo” di certa musica – forte e chiaro contro Allevi all’interno della Guida o anche qui, in questo blog, per fare alcuni esempi; e direi che ciò basta a capire come la penso  – ma un’intervista non può essere una recensione. È solo la messa in luce di un fatto: gli ascoltatori giudichino.

Se Giulia Mazzoni sta leggendo queste righe, spero non se la prenda. Non disprezzo la sua musica, solo che non mi interessa. Del resto, quando ci siamo sentiti per l’intervista, l’avevo avvertita che l’avrei un po’ punzecchiata. E poi è giovane, è al primo disco, potrebbe stupire tutti quanti con il prossimo lavoro… Perché no?

P.S.: nell’intervista un errore oggettivo per cui scusarsi c’è. Ho scritto “conservatorio di Prato” ma a Prato non c’è alcun conservatorio musicale, bensì una scuola di musica. Mi era stato comunicato conservatorio e mi sono fidato senza verificare: mea culpa.

3 Risposte

  1. Io conosco alcune delle vicissitudini dello studio musicale di Giulia. Proprio per questo mi domando come dal nulla sia arrivata a tutto questo “successo”.
    Io credo che in un’intervista il pubblico cerchi la verità, quindi oltre alle sue canzoni (come le scrive, le emozioni che le generano ecc.), vorrei tanto sapere chi e come le abbia spianato la strada. “Come si arriva a fare un disco” I media che non si interrogano su questo fanno così il gioco di chi promuove Giulia come oggetto di mercato! E a mio parere, non è un caso che questo percorso capiti a chi sia così ingenuo e facilmente manipolabile.

  2. Gentile Pamela,
    grazie del Suo intervento.

    Il mio compito non era scoprire la verità sul successo di Giulia Mazzoni, né giudicarlo. Come ho detto, dovevo semplicemente rilevarlo e portarlo all’attenzione. Era un dato di fatto, la realtà. Ho chiesto alla pianista di raccontarmi la sua storia e la sua musica. Giulia ha risposto alle domande e io mi dovevo fidare: la mia non era un’inchiesta giornalistica, né un interrogatorio.
    Se però ci sono gli estremi per un’inchiesta, potrei proporla al giornale.
    Potrei fare un’intervista a Lei, Pamela, chiedendole tutta la verità sul successo di Giulia Mazzoni. Forse Lei è in possesso di informazioni scottanti. Dubito che al giornale interessino (e io non mi occupo di gossip), ma se vuole ci possiamo provare.

    “Come si arriva a fare un disco”? Esistono tanti modi: trovare qualcuno che investa su di te (l’unico ad apparire “ortodosso”), pagare, andare a letto con uno che conta, essere parenti di un discografico ecc. Queste cose si sanno. Molti dischi sono nati così, molti libri, molti film, molti posti di lavoro (anche nei giornali). Anche se ci fosse uno “scandalo” (e, per fare un esempio classico, essere raccomandati non sembra neanche esserlo più), il giornale lo considererebbe così normale (purtroppo!) da non ritenerlo una notizia. Questo intendo dirLe.

    Cara Pamela, il tempo ci dirà il valore di musicisti, artisti, persone in genere che hanno guadagnato uno status senza averne il merito. Io non giudico per congetture. Se Giulia Mazzoni è davvero brava ne sentiremo riparlare, altrimenti no. Se davvero è ingenua e manipolabile (ma non mi pare), forse lo sconterà. Ma a quel punto crescerà oppure sparirà nell’oblio.

  3. ahaha quanta frustrazione alberga nelle vostre povere menti che hanno l’ardire di sentirsi ricche ed elette…

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