Pezzi che cambiano: Grilletta e Porsugnacco*

Si dice che se molta musica negli anni è rimasta nascosta, è perché non era poi tanto il caso di tirarla fuori. Ciò è spesso vero, dunque non sempre. Non è vero per esempio nel caso di Grilletta e Porsugnacco, operina tripartita, del fiorentino Giuseppe Maria Orlandini, tra i maggiori compositori di drammi per musica del primo Settecento. La storia è quella archetipica del servo che ribalta la sua condizione e diventa signore, e prelude alla più nota Serva Padrona.
Il primo plauso va a Francesco Massimi, direttore e concertatore, che ha procurato di riportare alla luce la partitura, legando i tre intermezzi attraverso soluzioni e citazioni spiritose, introducendoli con una rapidissima sinfonia, brillante esercizio di stile non fine a sé stesso. Poi al regista, Giorgio Bongiovanni, che con delle trovate intelligenti ha compreso perfettamente lo spirito moderno di un teatro – quello satirico settecentesco – che nella velocità di comunicazione può insegnare molto persino al teatro contemporaneo. Infine agli interpreti, entrambi vocalmente dotati, ma anche buoni attori: Marco Rencinai, dall’ottima mimica e Francesca Tassinari, che nonostante la giovane età, già sa coinvolgere il pubblico con sguardi ammiccanti da impavida padrona – appunto – della scena.

Grilletta e Porsugnacco di G. M. Orlandini. Teatro Lirico Sperimentale, Spoleto

 

* v.o. della recensione apparsa oggi su Repubblica a pag. 57

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